Come si raggiunge Fontelucente

Fontelucente

Da Firenze: per chi viaggia in auto si consiglia di seguire la strada per Fiesole fino a S.Domenico, di qui deviare a sinistra per la Badia Fiesolana e poi percorrere per circa 1 Km. via delle Palazzine.

Da Fiesole: scendere per via Vecchia Fiesolana oppure per via Duprè fino all’ incrocio con via Fontelucente.

Da Pian del Mugnone: appena oltrepassato il paese, in direzione di Firenze, prendere sulla sinistra via Fontelucente.

 

 

La storia del Santuario a cura di Don Romano Rosa

Salendo da San Domenico verso Fiesole lungo la Via Vecchia Fiesolana e prendendo a sinistra, quasi a metà costa, si giunge a Fontelucente, un gruppo di casolari e di ville sulla valle del Mugnone, in faccia a Monte Rinaldi. Il nome deriva da una fonte di limpide acque, presso la quale era venerata, fin da epoca remota, un’immagine di Gesù Crocifisso, Crocifisso1sicuramente opera di uno scalpellino che la ricavò da un masso di pietra serena, nella cava adiacente. Forse non è azzardata l’ipotesi che si trattasse di un luogo già destinato al culto in epoca pre-romana. Il Poliziano, che possedeva nei paraggi una villa, oggi Villa Diana, parla di una sorgente che sgorga in un luogo nascosto e ombroso, collegata nella fantasia popolare ad arcani segreti di magiche presenze. Il risvegliarsi della pietà verso la Passione del Signore, nelle forme devozionali tipiche del Seicento, fu all’origine della costruzione della Chiesa. Se ne fece promotore Annibale Micheli, Auditore della Ruota Criminale di Firenze, che nel 1689 rivolse al Vescovo di Fiesole Filippo Neri Altoviti una supplica per far sorgere intorno al vecchio tabernacolo di Fontelucente una loggetta, allo scopo di custodire con maggior decoro il Crocifisso e offrire anche riparo ai devoti visitatori del santo luogo. Questo primitivo disegno, in realtà assai modesto, fu presto abbandonato e si decise di costruire un vero e proprio oratorio. Nell’estate del 1692, sotto la guida dell’architetto Alessandro Pettirossi (1636-1706), la nuova Chiesa era pronta. Il Crocifisso fu collocato sull’abside, entro una teca di cristallo, in un nuovo tabernacolo, opera di Angelo Tortoli, ben lavorato e adorno di figure simboliche: vi si accede salendo la scala santa ornata di ringhiera, sulla quale appare lo stemma di Antonio Cataldi. E’ da notare che la Repubblica Fiorentina chiese ed ottenne che il Crocifisso fosse rivolto verso la città di Firenze. Fin dai primi anni del ‘700 la vita dell’oratorio ebbe un notevole e progressivo sviluppo. La notizia di guarigioni e prodigi raddoppiò la venerazione verso il Crocifisso in tutta la popolazione fiesolana e fiorentina. Niccolò Mancini volle celebrarne le glorie in una Centuria di Sonetti pubblicati nel 1735. Un numero crescente di fedeli e confraternite, di parrocchie e corporazioni veniva in processione a Fontelucente, accrescendone la fama e il decoro. Grande risonanza ebbe il pellegrinaggio della Granduchessa Violante e dello stesso Granduca Cosimo III. Alle pareti laterali pendevano gli ex voto e quadretti dipinti indicanti le grazie ricevute. La cura spirituale e amministrativa spettava allora al Capitolo della Cattedrale di Fiesole nella persona di un Custode, e tale rimase fino al 1936 quando Fontelucente divenne sede parrocchiale. Il Custode celebrava gli uffici sacri, insegnava il catechismo e talora curava anche una piccola scuola elementare. Nel 1727 il santuario fu ampliato con due altari laterali e un porticato esterno a tre arcate dalle linee agili e sobrie. Il patrimonio artistico si arricchì di una tavola di Vincenzo Meucci rappresentante la SS. Trinità, dono di Selvaggia Palmieri, e di una Resurrezione dipinta sulla volta da Antonio Nicola Pillori. Allo stesso periodo risale una congregazione laicale, detta dei 33 Fiorentini, in omaggio agli anni di Cristo. Gli iscritti salivano a Fontelucente nel giorno della SS. Trinità per pregare e passare nei pressi del Santuario l’intera giornata. Seguirono anni di decadenza, specialmente a cavallo tra Sette e Ottocento, ma i documenti dell’epoca ricordano tra l’altro che nel 1814 il Crocifisso fu trasportato a Fiesole e solennemente esposto nella Cattedrale durante i festeggiamenti per la restaurazione del governo granducale e il rientro a Roma di Pio VII. Il piazzale antistante è circondato di cipressi che danno una nota caratteristica all’ ambiente, mentre il paesaggio d’intorno, degradante sulle pendici di Fiesole è percorso da stradette infossate tra i campi e oliveti che, fino ad una ventina di anni fa, erano poco più che mulattiere. Lo scenario è uno dei più suggestivi e ha sempre esercitato il suo incanto  su artisti e letterati che vi trovarono ispirazione nel celebrare il mistero della bellezza. Così cantò nel 1927 il poeta fiorentino Pietro Mastri :

” O visione di sogno all’aprirsi del lungo viale di cipressi che stria, per traverso, il bel clivo ! o miraggio di sosta, di fresco ristoro ! O trillante liquido argenteo canto, fra verde ombra e sole ! Noi ti trovammo, o Fonte lucente, quel giorno…..”

La chiesa è a croce latina con maestoso portale. Sopra l’architrave oggi si ammira un affresco, l’ultima opera, l’ultima opera di Pietro Annigoni, portata a termine nel 1989 dal suo discepolo Romano Stefanelli. L’interno è tutto in volta reale con un gradevole aspetto unitario di gusto settecentesco. Una lapide conserva le spoglie mortali di Gaetano Cambiagi, ministro della stamperia granducale e autore di un opuscolo storico sul santuario. Altre opere d’arte di ispirazione devota dei sec. XVI-XVIII fermano l’interesse dei visitatori e turisti.Trittico_15062014 Fra tutte però si distingue un trittico su fondo oro attribuito a Mariotto di Nardo, datato dal Barenson 1398, che rappresenta la cosiddetta Madonna della cintola, tra S.Giovanni Evangelista e S.Girolamo. Questa tavola pervenne a Fontelucente nel 1743 da un antichissimo oratorio che esisteva allora in Pian di Mugnone, già fatiscente e poi definitivamente demolito in seguito in seguito alla costruzione del grande acquedotto, che doveva convogliare le acque da Montereggi verso Firenze.Fonte Ma la caratteristica principale, veramente rara per una chiesa, è la Fonte che, come abbiamo detto, si trova all’interno dell’edificio. Vi si accede dalla navata centrale attraverso una cancellata in ferro battuto: qui, in una cappella addossata alla roccia, scorre l’acqua lucente col suo mormorio argentino. Questo solitario e pio recesso invita le anime, assetate di spiritualità, alla preghiera e alla pace. L’acqua fluisce poi in piccolo invaso e, mediante canalette sotterranee, giunge ad una rustica nicchia, di cui in passato i pellegrini potevano servirsi per le abluzioni e il culto dell’acqua miracolosa. Di qui, infine, l’acqua è convogliata verso la monumentale fontana, lungo via Fontelucente, che ispirò una famosa novella di Bruno Cicognani. La vasca è ricavata da un unico blocco di pietra semicircolare, con incise le parole di Isaia Haurietis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris, ma il deflusso dell’acqua insieme alla arrotatura degli strumenti agricoli e dei cavatori di pietra hanno consunto quasi tutte le lettere. La fontana è alloggiata in una nicchia con doppia gradinata di pochi e massicci gradini.

Durante il passaggio dell’ultima guerra il parroco Mons. Giustino Formelli apri la chiesa e la canonica a molti rifugiati. Il 24 agosto 1944 si sfiorò la tragedia e alcuni giovani, tradotti al Comando Germanico, solo all’ultimo momento furono strappati, come per miracolo, all’esecuzione capitale. Tre giorno dopo, l’intera popolazione, sospettata di connivenza, venne convogliata in chiesa sotto la minaccia di una strage, poi a stento evitata. nel Novembre 1966 durante l’ inondazione di Firenze, una frana di enormi proporzioni si staccò dalla collina di S.Francesco, sopra Villa Duprè. Una massa valuata in 8000 mq. di detriti e di fango sommerse il piazzale e mise a repentaglio l’esistenza stessa di Fontelucente. Oggi Fontelucente prosegue, tra non poche difficoltà, la sua vita. Recentemente, all’ appressarsi del suo terzo centenario, è stata costituita l’associazione denominata Amici di Fontelucente, aperta a tutti coloro che hanno a cuore le memorie di arte e di fede che questa chiesa custodisce.